L’articolo 88 del DDL dedicato appunto al regime forfetario abolisce la flat tax al 20% per i redditi compresi tra 65.001 euro e 100.000 euro. Questa stretta non è una novità, ed era stata ampiamente annunciata dal governo che si è trovato a fare una manovra dedicando 23 miliardi ad evitare l’aumento dell’IVA.

Per quanto riguarda il regime forfettario vero e proprio vengono inseriti due requisiti:

  • non aver conseguito ricavi o compensi per un importo superiore a 65.000 euro raggugliato ad anno (così come è ora)
  • non aver sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, collaboratori, dipedenti, ecc. Questo nuovo requisito in realtà era presente (con il limite di 5.000 euro) nella primissima versione del regime forfettario. Quindi dato che si temeva un ritorno ai vecchi limiti (5.000 euro per il lavoro accessorio e 20.000 euro per i beni strumentali) è possibile fare un sospiro di sollievo.

Una stretta c’è stata anche sulle cause ostative all’accesso/permanenza nel regime forfettario. In particolare è stata aggiunta la lettera d-ter all’articolo 57 L.190/2014 che disciplina questo regime prevedendo l’impossibilità anche per: “i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (..) eccedenti l’importo di 30.000 euro.” Attenzione però al fatto che per espressa previsione normativa “la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato“.

Infine è stato previsto che il termine per l’accertamento è ridotto di un anno per i contribuenti che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche. Il Governo cerca così di spingere all’utilizzo della fatturazione elettronica anche i contribuenti minori che finora ne sono esonerati, contribuendo così alla lotta all’evasione fiscale.