In generale, l’articolo 17-ter del D.P.R. n. 633/72 detta la disciplina della scissione dei pagamenti (c.d. “split payment”),disponendo che per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di amministrazioni pubbliche per le quali i cessionari o committenti non sono debitori d’imposta IVA, l’imposta è in ogni caso versata dai medesimi.  Con la circolare del 13 aprile 2015, n. 15/E, al paragrafo 7 è stato precisato che

  • nell’ipotesi in cui il fornitore emetta una nota di variazione in aumento torna sempre applicabile il meccanismo della scissione dei pagamenti e, pertanto, la stessa dovrà essere numerata, indicare l’ammontare della variazione e della relativa imposta e fare esplicito riferimento alla fattura originaria emessa.
  • Quando la nota di variazione è in diminuzione, se la stessa si riferisce ad una fattura originaria emessa in sede di “scissione dei pagamenti” o “split payment”, la stessa dovrà essere numerata, indicare l’ammontare della variazione e della relativa imposta e fare esplicito riferimento alla suddetta fattura. In forza di ciò e trattandosi di una rettifica apportata ad un’IVA che non è confluita nella liquidazione periodica del fornitore, lo stesso non avrà diritto a portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione, ma dovrà limitarsi a procedere solo ad apposita annotazione in rettifica nel registro senza che si determini quindi, alcun effetto nella relativa liquidazione IVA.